Nel cuore del parco storico di Villa Meli Lupi di Vigatto, al centro del grande prato, si trova uno degli alberi più iconici della tenuta: il grande Cedro del Libano. Un tempo dominatore assoluto del paesaggio, questo esemplare era considerato un vero e proprio monumento naturale. Con un fusto di oltre 250 cm di diametro e un’altezza di circa 25 metri, per decenni ha rappresentato la struttura visiva e simbolica del giardino romantico.
Il Cedrus libani è una specie antichissima, originaria delle montagne del Medio Oriente. Introdotto nei grandi giardini europei nel Settecento – il secolo del Grand Tour e della riscoperta del paesaggio – divenne presto un emblema di prestigio e raffinatezza.
Piantare un cedro significava guardare al futuro: la sua crescita lenta e la sua longevità lo resero un simbolo di continuità, di forza e di grande valore paesaggistico.
Negli ultimi anni la storia del grande cedro ha però assunto un carattere diverso. Come molti esemplari in Europa, anche questo albero ha iniziato un lento declino, dovuto principalmente agli effetti del cambiamento climatico: estati più calde, minore disponibilità di acqua e suoli sempre più aridi. Condizioni difficili per una specie che predilige climi freschi e umidi.
A peggiorare la situazione è intervenuto un evento improvviso: un fulmine ha colpito la pianta, spezzando un ramo maestro e aprendo una ferita che ha favorito l’ingresso di funghi lignicoli. Da quel momento il cedro ha iniziato a svuotarsi dall’interno e la sua struttura si è indebolita.
Un patrimonio naturale da preservare
Nonostante le difficoltà, il Cedro del Libano del parco di Villa Meli Lupi conserva ancora oggi il suo straordinario fascino. L’albero viene seguito con attenzione e cura costante per accompagnarlo nel suo naturale ciclo di vita e preservare quanto più possibile la sua presenza nel paesaggio storico.
Per chi visita il parco, questo gigante silenzioso rimane un simbolo potente: testimonia la forza della natura, ma anche la sua fragilità, invitando a riflettere sul rapporto profondo tra l’uomo, il tempo e il paesaggio.

















